Perdono e missione universale: portare la misericordia fino ai confini del mondo

Nel mese missionario, siamo chiamati a trasformare la misericordia ricevuta in annuncio, incontro e riconciliazione

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Ottobre è, per la Chiesa, un mese particolarmente dedicato alle missioni. È un tempo che ci ricorda che ogni cristiano, in virtù del Battesimo, è chiamato a partecipare alla missione di annunciare il Vangelo e testimoniare l’amore di Dio.

In questo Anno Cleliano del Perdono, il Mese Missionario ci invita a guardare a questa missione da una prospettiva particolare: come possiamo portare nel mondo la misericordia che noi stessi abbiamo ricevuto?

La missione comincia quando ciò che sperimentiamo nell’incontro con Dio si trasforma in vita, gesto, parola e presenza per gli altri.

Anche la misericordia è missione

Quando pensiamo alla missione, possiamo immaginare immediatamente persone che lasciano la propria terra per annunciare il Vangelo in altri Paesi e culture. Questa continua a essere una preziosa espressione della vocazione missionaria della Chiesa, ma la missione non si limita alle distanze geografiche.

Esistono anche frontiere umane che devono essere attraversate.

La distanza creata da una ferita. Il silenzio dopo un conflitto. La solitudine di chi si sente dimenticato. La difficoltà di accogliere chi pensa o vive in modo diverso. Le ferite che rimangono aperte nelle famiglie, nelle comunità e nella società.

Anche in questi luoghi siamo inviati.

Portare il Vangelo significa rendere visibile l’amore di Cristo. E poche esperienze rendono questo amore così concreto come offrire misericordia, accogliere, ascoltare, riconciliare e permettere un nuovo inizio.

«Andate in tutto il mondo»

Gesù affida ai suoi discepoli una missione universale: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura» (Mc 16,15).

Questo invio non conosce frontiere. Il Vangelo è destinato a tutti i popoli, culture e realtà.

Ma annunciare Cristo non significa soltanto parlare di Lui. Significa permettere che i nostri atteggiamenti rivelino qualcosa del suo Cuore.

Per questo, il perdono possiede una profonda dimensione missionaria.

Una persona capace di interrompere un ciclo di risentimento testimonia che un altro modo di vivere è possibile. Chi sceglie la riconciliazione invece della divisione annuncia, attraverso la propria vita, la forza trasformante del Vangelo.

Un cuore missionario non conosce frontiere

La missione universale ci insegna anche ad allargare il cuore.

In diversi Paesi, culture e contesti incontriamo storie, tradizioni, sfide e modi differenti di esprimere la fede. La missione richiede la capacità di ascoltare prima di parlare, conoscere prima di giudicare e accogliere prima di creare distanze.

Questo atteggiamento è profondamente legato al perdono.

Perdonare richiede di uscire da noi stessi. Richiede di guardare oltre il proprio dolore e riconoscere nell’altro una persona che, come noi, porta con sé fragilità, limiti e bisogno di misericordia.

Un cuore missionario è, dunque, un cuore che impara continuamente ad accogliere.

Madre Clelia, una missione nata dal Cuore di Gesù

L’esperienza della Beata Clelia Merloni ci ricorda che ogni vera missione nasce da una profonda unione con il Cuore di Gesù.

È in questo Cuore che Madre Clelia ha trovato la forza per attraversare difficoltà, incomprensioni e sofferenze senza abbandonare la sua fiducia in Dio. Ed è da questo stesso amore che è nato lo slancio missionario che continua a vivere nelle Apostole del Sacro Cuore di Gesù.

Oggi questo carisma attraversa frontiere, lingue e culture. In diverse parti del mondo, la missione continua attraverso l’educazione, l’evangelizzazione, la cura, il servizio e la presenza accanto alle persone.

Ma, indipendentemente dal luogo o dall’attività svolta, rimane la stessa missione: far conoscere e amare il Cuore di Gesù.

E far conoscere questo Cuore significa anche testimoniare la sua misericordia.

Missionari della riconciliazione

Il Mese Missionario può essere un’opportunità per domandarci quali siano le frontiere che Dio ci invita ad attraversare oggi.

Forse la nostra missione consiste nel riavvicinarci a qualcuno. Nell’ascoltare una persona che ha bisogno di essere accolta. Nell’abbandonare un giudizio. Nel chiedere perdono. Nell’offrire una nuova opportunità. O semplicemente nell’essere presenti dove esistono sofferenza e solitudine.

Non tutti attraverseranno gli oceani per annunciare il Vangelo, ma tutti possiamo attraversare le distanze che ci separano gli uni dagli altri.

In questo Anno Cleliano del Perdono, ottobre ci ricorda che siamo inviati a fare della misericordia una missione.

Seguendo l’esempio della Beata Clelia Merloni, possiamo portare la tenerezza del Cuore di Gesù oltre ogni frontiera, costruendo ponti dove esistono distanze e offrendo riconciliazione dove esistono ferite.

Perché la missione comincia quando la misericordia ricevuta trova una strada per raggiungere il cuore dell’altro.

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